21) Machiavelli. Il mondo sempre essere stato ad uno medesimo
modo.
C' l'abitudine di lodare il tempo antico, ma spesso si incorre in
errore. In realt confrontare le varie epoche storiche  molto
difficile, perch si ha la tendenza a idealizzare il passato. E
pensando io come queste cose procedono, giudico il mondo sempre
essere stato ad uno medesimo modo.
N. Machiavelli, Discorsi sopra la prima Deca di Tito Livio,
secondo, Proemio (pagina 15).

Laudano sempre gli uomini, ma non sempre ragionevolmente, gli
antichi tempi, e gli  presenti accusano: ed in tal modo sono delle
cose passate partigiani che non solamente celebrano quelle etadi
che da loro sono state per la  memoria che ne hanno lasciata gli
scrittori conosciute, ma quelle ancora che sendo gi vecchi si
ricordano nella loro giovanezza avere vedute. E quando questa loro
opinione sia falsa, come il pi delle volte , mi persuado varie
essere le cagioni che a questo inganno gli conducono. E la prima
credo sia, che delle cose antiche non s'intenda al tutto la
verit, e che di quelle il pi delle volte si nasconda quelle cose
che recherebbero a quelli tempi infamia, e quelle altre che
possano partorire loro gloria si rendino magnifiche ed amplissime.
Perch il pi degli scrittori in modo alla fortuna de' vincitori
ubbidiscano che, per fare le loro vittorie gloriose, non solamente
accrescano quello che da loro  virtuosamente operato, ma ancora
le azioni de' nimici in modo illustrano, che qualunque nasce dipoi
in qualunque delle due provincie, o nella vittoriosa o nella
vinta, ha cagione di maravigliarsi di quegli uomini e di quelli
tempi ed  forzato sommamente laudarli ed amarli. Oltra di questo,
odiando gli uomini le cose o per timore o per invidia, vengono ad
essere spente due potentissime cagioni dell'odio nelle cose
passate, non ti potendo quelle offendere e non ti dando cagione
d'invidiarle. Ma al contrario interviene di quelle cose che si
maneggiano e veggono, le quali per la intera cognizione di esse
non ti essendo in alcuna parte nascoste, e conoscendo in quelle
insieme con il bene molte altre cose che ti dispiacciono, sei
forzato giudicarle alle antiche molto inferiori, ancora che in
verit le presenti molto pi di quelle di gloria e di fama
meritassoro; ragionando non delle cose pertinenti alle arti le
quali hanno tanta chiarezza in s che i tempi possono trre o dare
loro poco pi gloria che per loro medesime si meritino, ma
parlando di quelle pertinenti alla vita e costumi degli uomini,
delle quali non se ne veggono s chiari testimoni.
Replico pertanto essere vera quella consuetudine del laudare e
biasimare soprascritta, ma non essere gi sempre vero che si erri
nel farlo. Perch qualche volta  necessario che giudichino la
verit, perch essendo le cose umane sempre in moto, o le salgono
o le scendano. E vedesi una citt o una provincia essere ordinata
al vivere politico da qualche uomo eccellente, ed un tempo, per la
virt di quello ordinatore, andare sempre in augumento verso il
meglio. Chi nasce allora in tale stato, ed ei laudi pi gli
antichi tempi che i moderni, s'inganna; ed  causato il suo
inganno da quelle cose che di sopra si sono dette. Ma coloro che
nascono dipoi in quella citt o provincia, che gli  venuto il
tempo che la scende verso la parte pi ria, allora non
s'ingannano. E pensando io come queste cose procedino, giudico il
mondo sempre essere stato ad uno medesimo modo, ed in quello
essere stato tanto di buono quanto di cattivo; ma variare questo
cattivo e questo buono di provincia in provincia, come si vede per
quello si ha notizia di quegli regni antichi, che variano dall'uno
all'altro per la variazione de' costumi, ma il mondo restava quel
medesimo: solo vi era questa differenza, che dove quello aveva
prima allogata la sua virt in Assiria, la colloc in Media, dipoi
in Persia, tanto che la ne venne in Italia e a Roma. E se dopo lo
Imperio romano non  seguto Imperio che sia durato n dove il
mondo abbia ritenuta la sua virt insieme, si vede nondimeno
essere sparsa in di molte nazioni dove si viveva virtuosamente;
come era il regno de' Franchi, il regno de' Turchi, quel del
Soldano, ed oggi i popoli della Magna, e prima quella setta
Saracina che fece tante gran cose ed occup tanto mondo, poich la
distrusse lo Imperio romano orientale. In tutte queste provincie
adunque, poich i Romani rovinorono, ed in tutte queste stte 
stata quella virt, ed  ancora in alcuna parte di esse, che si
desidera e che con vera laude si lauda. E chi nasce in quelle e
lauda i tempi passati pi che i presenti, si potrebbe ingannare;
ma chi nasce in Italia ed in Grecia e non sia diventato o in
Italia oltramontano o in Grecia Turco, ha ragione di biasimare i
tempi suoi e laudare gli altri; perch in quelli vi sono assai
cose che gli fanno meravigliosi, in questi non  cosa alcuna che
gli ricomperi da ogni estrema miseria, infamia e vituperio, dove
non  osservanza di religione, non di leggi, non di milizia, ma
sono maculati d'ogni ragione bruttura. E tanto sono questi vizi
pi detestabili, quanto e sono pi in coloro che seggono pro
tribunali, comandano a ciascuno, e vogliono essere adorati.
Ma tornando al ragionamento nostro, dico che se il giudicio degli
uomini  corrotto in giudicare quale sia migliore o il secolo
presente o l'antico, in quelle cose dove per l'antichit e' non ne
ha possuto avere perfetta cognizione come egli ha de' suoi tempi,
non doverebbe corrompersi ne' vecchi nel giudicare i tempi della
giovent e vecchiezza loro, avendo quelli e questi equalmente
conosciuti e visti. La quale cosa sarebbe vera se gli uomini per
tutti i tempi della lor vita fossero di quel medesimo giudizio ed
avessono quegli medesimi appetiti. Ma variando quegli, ancora che
i tempi non variino, non possono parere agli uomini quelli
medesimi, avendo altri appetiti, altri diletti, altre
considerazioni nella vecchiezza che nella giovent. Perch
mancando gli uomini, quando gl'invecchiano, di forze e crescendo
di giudizio e di prudenza,  necessario che quelle cose che in
giovent parevano loro sopportabili e buone, rieschino poi
invecchiando insopportabili e cattive, e dove quegli ne
doverrebbono accusare il giudizio loro, ne accusano i tempi.
Sendo, oltra di questo, gli appetiti umani insaziabili, perch
avendo dalla natura di potere e volere desiderare ogni cosa, e
dalla fortuna di potere conseguitarne poche, ne risulta
continuamente una mala contentezza nelle menti umane: ed uno
fastidio delle cose che si posseggono, il che fa biasimare i
presenti tempi, laudare i passati e desiderare i futuri, ancora
che a fare questo non fussono mossi da alcuna ragionevole cagione.
Grande Antologia Filosofica, Marzorati, Milano, 1964, volume
decimo, pagine 102-105 ( pagine 15-16).
